Centro del piede

I nostri piedi sono un capolavoro della natura. Con le loro 26 ossa, 33 articolazioni, 20 muscoli e 114 legamenti, sostengono il nostro corpo e gli assicurano l’equilibrio; ci consentono di camminare e di correre adattandosi a situazioni diverse; nascondono una grande mappa di collegamento con le altre parti del nostro corpo (organi, ghiandole…) grazie alla quale riusciamo addirittura a “massaggiare” i nostri organi interni. Quando i nostri piedi stanno bene ci sentiamo più in forma e di buonumore. Per tutte queste ragioni è molto importante dedicare loro un’attenzione speciale intervenendo tempestivamente e in modo corretto su eventuali patologie o segnali di sofferenza.

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Il nostro centro del piede si avvale di una equipe multidisciplinare altamente specializzata dove il tecnico ortopedico, il podologo e il medico specialista in ortopedia lavorano insieme con un unico obiettivo: I TUOI PIEDI!

In questa sezione potrete conoscere tutte le ortesi dedicate al benessere dei piedi e alla correzione delle patologie correlate. Esplorate anche il menù “patologie e consigli”: troverete approfondimenti, suggerimenti e indicazioni utili per scegliere l’ortesi giusta per voi.

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Approfondimenti e consigli

IL PIEDE

APPROFONDIMENTO

 

Ernia del disco

Il piede (lat. pes-pedis: piede) è una parte anatomica situata all’estremità distale degli arti inferiori del corpo umano e di numerosi altre specie animali. La struttura del piede e della mano umane sono estremamente simili ed entrambi dotati di cinque dita: si tratta infatti della specializzazione di organi originariamente identici.

ASTRAGALO

L’osso ha una forma grosso modo cubica. Il corpo arrotondato si articola con il mortaio tibio-peroneale, formando l’articolazione tibiotarsica. La testa rotondeggiante si articola anteriormente con lo scafoide. La superficie inferiore dell’astragalo si articola con il calcagno in 2 punti. L’articolazione tibio-tarsica consente movimenti in flessoestensione; l’articolazione astragalo-calcaneare consente invece i movimenti di pronosupinazione.

CALCAGNO

Il calcagno è l’osso più voluminoso del tarso e costituisce il tallone. Le sue dimensioni considerevoli sono dovute al fatto che il peso del corpo, sia in posizione eretta sia durante la deambulazione, si scarica su di esso e sulle ossa del metatarso.

TARSO

Il tarso è l’insieme delle ossa del piede poste tra la tibia ed il perone da un lato e i metatarsi dell’altro. Il tarso è l’insieme di sette ossa brevi che occupano posizione analoga a quella delle ossa del carpo nella mano: si trovano infatti tra la zona calcaneare e le ossa del metatarso, che si articolano poi con le ossa delle falangi delle dita del piede. Il tarso ha forma simile a una volta concava verso il basso; su di esso si scarica tutto il peso del corpo in posizione eretta. Le sette ossa sono, nell’ordine: posteriormente l’astragalo e il calcagno; medialmente lo scafoide (o navicolare), poi il cuboide e anteriormente i tre cuneiformi.

METATARSO

Il metatarso è una parte dello scheletro del piede consistente di cinque ossa lunghe e sottili disposte parallelamente. È l’analogo del metacarpo della mano. Il metatarso è situato tra il tarso e le dita. Procedendo dall’interno verso l’esterno le ossa del metatarso sono denominate progressivamente da 1 a 5: • 1° osso metatarsale con il 1° osso cuneiforme • 2° osso metatarsale con il 2° e il 3° osso cuneiforme • 3° osso metatarsale con il 3° osso cuneiforme • 4° osso metatarsale con il cuboide • 5° osso metatarsale con il cuboide.

FALANGI

Sono tre per ogni dito (prossimale, intermedia, distale), tranne nel primo dito in cui sono due (prossimale e distale). Quindi un totale di dodici.

APPROFONDIMENTO

Da sempre, nella storia, i piedi hanno rivestito un’enorme importanza poiché ci hanno permesso il movimento e di restare in equilibrio in posizione eretta, grazie all’inverosimile mole di recettori nervosi che si trovano proprio nella loro pianta.
Dunque un appoggio corretto alle problematiche dei piedi è fondamentale affinché la postura possa risultare bilanciata e correttamente funzionale.
Oltre ad un aspetto recettoriale (recettori nervosi) e ad un aspetto meccanico articolare, il piede “nasconde” in sé una grande mappa di collegamento, e dunque di riflesso, dei vari organi del corpo (vedi la riflessologia plantare).
Per tali ragioni, vi sono svariate motivazioni per cui è molto importante che il piede abbia un corretto appoggio al suolo: per mantenere una corretta postura; per non trasmettere informazioni meccaniche scorrette; per funzionare come un buon ammortizzatore grazie alle sue tre volte plantari e per “massaggiare energeticamente” i vari organi grazie al suo movimento flessuoso ed armonioso al suolo (ovviamente quando non è ostacolato da calzature scorrette, strette, con tacchi, con supporti alle volte plantari, etc.).
Infatti, il piede è nato per essere libero e per appoggiare direttamente sul terreno. Oggi sappiamo che ciò risulta impossibile a parte ai beduini (coloro che vivono nel deserto e che non presentano nessun tipo di patologia ai piedi) – dato lo stile della nostra società e la moda, a cui nessuno riesce a sfuggire.

IL PIEDE PIATTO

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

Il piede piatto

Alla nascita tutti i bambini hanno i piedi piatti, poiché il calcagno (retro-piede) è normalmente strutturato in valgismo. Entro i 7-10 anni di età, la modificazione spontanea del retropiede darà origine ad una “cavizzazione” del piede, con i tre archi plantari ben delineati. In alcuni casi accade che il piede piatto si conservi anche da grandi; in tal caso visivamente si può osservare l’abbassamento verso l’interno dell’arco plantare mediale.

Quando il piattismo del piede è molto marcato, anche l’articolazione del ginocchio si adatta a questa condizione, strutturandosi in valgismo (volgarmente ginocchia a “x”). E’ comunque necessario distinguere due tipi di piede piatto: uno strutturato, l’altro adattativo. Il piede piatto strutturato (non passibile di alcuna modifica-zione) risulta percentualmente poco diffuso rispetto a quello adattativo; infatti, è quasi sempre il piede a fare le “spese” per un problema posturale di origine discendente, piuttosto che essere lui stesso a causare problemi posturali di carattere ascendente. Qualora il piede risulti piatto adattativo, ovvero legato a feno-meni delle catene muscolari che impongono il loro effetto proveniente dall’alto del corpo (effetto discendente), quasi sempre può venir corretto con sedute posturali. appropriate. A livello funzionale il piede piatto è meno prestante rispetto al piede cavo, poiché riesce meno ad ammortizzare il peso del corpo e gli impatti del piede al suolo.

SINTOMI

Normalmente il piede piatto non è accompagnato da sintomatologie particolari. Qualche volta è possibile che i piedi risultino doloranti, a causa di una non corretta distribuzione del peso a livello plantare.

POSSIBILI CAUSE

Il piede piatto strutturato è di origine congenita, quello adattativo invece trova le sue cause in problemi posturali che vengono dall’alto: occhi, denti, colonna vertebrale, bacino, anche, ginocchia, intrarotazione degli arti inferiori, etc… Questo perché i piedi, essendo intermediari tra il suolo e le strutture superiori del corpo, possono “compensare” adattandosi alla situazione esistente. Altri fattori che possono determinare il piattismo del piede sono i traumi, raramente l’obesità nell’adulto, patologie neurologiche come la spina bifida e prolungati periodi di inattività degli arti inferiori.

POSSIBILI CONSEGUENZE

Il piede piatto non deve mai essere considerato come un evento morboso localizzato, ma deve essere sempre inserito in una sindrome posturale più complessa. Particolare attenzione deve essere sempre posta alle ripercussioni sovrasegmentarie, al tipo cioè di postura associata a tale affezione. L’iperpronazione del piede piatto determina infatti la rotazione interna degli arti inferiori, con tendenza al valgismo delle ginocchia, cui segue l’inclinazione in avanti del bacino (antiversione), che a sua volta determina l’aumento di lordosi lombare, caratterizzando in tal modo la postura di tali pazienti.

TERMINI CONNESSI ALLA PATOLOGIA

Piede piatto, piede pronato, pronazione del piede, retropiede valgo, valgismo del retropiede, piede in eversione, piedi a “papera”.

VALGISMO

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

valgismo

Il valgismo consiste nella modificazione del normale rapporto tra due segmenti scheletrici adiacenti, quando l’asse longitudinale del primo forma con quello del secondo un angolo con il vertice verso l’interno, cioè verso la linea mediana del corpo. Un esempio tipico è dato dalle cosiddette “gambe a X” con flessione della gamba rispetto alla coscia.

L’anomalia può essere presente sin dalla nascita oppure essere acquisita successivamente, per esempio, a causa di una frattura mal consolidata o di un processo patologico che interessi l’articolazione (per esempio, artrosi). In alcuni segmenti del corpo un certo grado di flessione è fisiologico, cioè è normalmente presente una deviazione dell’asse longitudinale di un osso rispetto a quello adiacente: ne è esempio la flessione fisiologica del ginocchio.

PRONAZIONE (E IPERPRONAZIONE)

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

Pronazione

Una pronazione eccessiva fa sì che il piede continui a ruotare dopo l’impatto sul terreno invece di cominciare la fase di spinta. Questo causa una tensione eccessiva al piede, alla zona tibiale e al ginocchio e può causare dolore in queste aree. Chi cammina in questo modo potrà riscontrare un’usura eccessiva sul lato interno delle calzature, che saranno inclinate verso l’interno se appoggiate su una superficie piana. Ginocchia vare e piedi piatti possono provocare questo problema.

In senso stretto si parla di pronazione facendo riferimento al movimento di rotazione dell’avambraccio mediante il quale il palmo della mano viene girato verso l’alto; è provocata dai muscoli pronatori rotondo e quadrato.

ABDUZIONE

ABDUZIONE

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

abduzione

Movimento con cui un segmento corporeo si sposta lateralmente rispetto all’asse mediano del corpo o di un arto. Trattasi di una malformazione spesso associata ad un piede piatto-talo-valgo.

TALISMO

APPROFONDIMENTO

 

Talismo

Il piede talo (o talismo) si riferisce ad una malformazione del piede per cui l’arto si appoggia sul calcagno e non sulla pianta. Situazione opposta al piede equino e determinata dalla contrazione dei muscoli anteriori della gamba: fa sì che il piede assuma un atteggiamento con la punta verso l’alto, questo movimento è definito di dorsoflessione; in questo caso il calcagno ha l’appoggio maggiore ed è quasi impossibile appoggiare le punte.

Pertanto avremo un accorciamento dei muscoli interessati del meridiano dello stomaco e un allungamento di quelli del meridiano della vescica, condizione comunque raramente riscontrabile.

ALLUCE VALGO

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

Alluce Valgo

L’alluce valgo è una delle patologie più diffuse a carico del piede. E’ caratterizzato da una deformità del primo dito (l’alluce, appunto) che comporta una deviazione laterale della falange, con lussazione dei sesamoidi, due piccole ossa entro le quali si trova l’articolazione dell’alluce. In genere, questa deformità è accompagnata da una tumefazione dolente della parte interna del piede, la cosiddetta “cipolla”, che altro non è che una forma di borsite, cioè di infiammazione da sfregamento con la calzatura.

La deformità dell’alluce valgo si associa spesso al piede piatto, in quanto la ridotta curvatura della pianta porta a sovraccaricare in modo esagerato la parte anteriore del piede, e può causare, oltre a lesioni cutanee (callosità, ulcerazioni) che abbiamo già visto, anche deformazioni al secondo e terzo dito, definiti “a martello” e ulteriori conseguenze come lesioni osteoarticolari all’avampiede e persino ripercussioni gravi sui ginocchi, sulle anche e sulla colonna vertebrale.

Chi maggiormente soffre di alluce valgo è la donna (dieci volte più dell’uomo), in genere di età matura o senile, e soprattutto se vi sono casi di ereditarietà.

FASCITE PLANTARE

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

Fascite plantare

Si parla di fascite plantare quando ci si trova in presenza di un’infiammazione della fascia plantare che si espande dal calcagno alle dita del piede, sostenendo la volta plantare.

sintomi sono quelli classici: un dolore al di sotto della pianta del piede generalmente sulla parte interna e più verso il calcagno. Solitamente, il momento più doloroso è al mattino, quando ci si deve alzare da letto; ma anche quando si ricomincia a camminare, dopo essere stati seduti a lungo.

Le cause possono essere di tipo biomeccanico diretto: in particolare, una postura scompensata con fascia muscolare posteriore tesa che mette in tensione la fascia plantare (piedi piatti) o una eccessiva pronazione del piede. Ma esistono anche cause indirette: dalle scarpe da corsa non adeguate o usurate, a terreni di gioco troppo duri.

Inoltre, tra le cause della fascite plantare ci possono essere patologie di natura dismetabolica, (dovute a un metabolismo alterato) come l’insufficienza renale cronica, la gotta o il diabete. Oppure possono esserci patologie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico.

IL PIEDE CAVO

APPROFONDIMENTO E CONSIGLI

 

Piede Cavo

È una deformazione del piede caratterizzata dall’accentuazione dell’arco plantare interno (l’opposto del piede piatto). Il grado di accentuazione dell’arco plantare interno determina la gravità della patologia. Il caso più estremo è rappresentato dal piede equino.

Si possono distinguere una forma congenita, una acquisita ed una essenziale. La forma congenita, presente già dalla nascita, è quella più rara tra le tre. La forma acquisita è la più frequente e viene normalmente distinta in: neurogena (causata da lesioni del sistema nervoso), miopatica (causata da patologie a carico dei muscoli scheletrici), post-traumatica (causata da esiti di fratture osteo-articolari o di lesioni tendino-legamentose), degenerativa (causata da artrite reumatoide, artrosi, gotta), secondaria a patologie delle parti molli (fibroma-tosi plantare).

Le patologie menzionate possono causare squilibri muscolari, instabilità del piede, ecc… i quali possono portare, in ultima analisi, al cavismo del piede. La forma essenziale comprende tutte quelle forme che non hanno un’eziologia ben chiara.

SINTOMI

Rispetto al piede piatto, il piede cavo può causare maggiori fastidi e dolori, soprattutto quando il grado di cavismo è molto accentuato. Nel caso del piede equino la deambulazione è abbastanza compromessa.

POSSIBILI CAUSE

Come sopra esposto, le cause possono essere congenite (raramente), adattative per problemi posturali provenienti dalle strutture superiori del corpo (occhi, denti, colonna vertebrale, bacino, anche, ginocchia, intrarotazione degli arti inferiori, ecc…), o per traumi, o per patologie neurologiche o tendino-muscolo-legamentose.

TERMINI CONNESSI ALLA PATOLOGIA

piede cavo, piede in inversione, piede supinato, piede equino, varismo del retropiede.

VARISMO

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

Modificazione del normale rapporto tra due segmenti scheletrici adiacenti, quando l’asse longitudinale del primo forma con quello del secondo un angolo con il vertice verso l’esterno. Il segmento appare, pertanto, deviato verso l’interno.

Può essere un’anomalia presente sin dalla nascita, oppure può essere acquisita successivamente, per esempio, a causa di una frattura mal consolidata o di un processo patologico che interessi l’articolazione (per esempio, artrosi).

SUPINAZIONE (E IPERSUPINAZIONE)

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Supinazione

Un eccesso di supinazione causa una rotazione insufficiente del piede dopo l’impatto sul terreno. Questo provoca una tensione eccessiva al piede e può provocare la sindrome della bandelletta ileotibiale, l’infiammazione del tendine d’Achille, la fascite plantare. Le scarpe avranno un’usura accentuata nella parte laterale esterna; collocate su una superficie piana risulteranno inclinate verso l’esterno.

In senso stretto di parla di supinazione facendo riferimento al movimento proprio dell’avambraccio, consistente nella rotazione anteriore del palmo della mano, che viene portata in avanti, mentre il braccio resta fermo lungo il tronco. La supinazione è prodotta dall’azione dei muscoli supinatore e bicipite.

EQUINISMO

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

equinismo

Il piede equino (o equinismo) è un’anomalia congenita o acquisita caratterizzata dalla flessione del piede verso il basso (e verso l’interno), cioè tendente a disporsi sullo stesso asse della gamba a causa della contrattura involontaria della muscolatura. Questa malformazione fa sì che, camminando, il soggetto possa appoggiare sul terreno solo la punta del piede. L’intervento precoce con esercizi di rieducazione può favorire il recupero, che diventa impossibile quando siano coinvolti legamenti, tendini e capsule articolari. La prolungata permanenza a letto di un ammalato è una delle cause più frequenti di piede equino. È la più comune malformazione congenita, con un’incidenza di uno o due casi ogni 1000 nati vivi. Circa il 50% dei casi sono bilaterali e nella maggior parte dei casi non vi sono malformazioni aggiuntive.

ADDUZIONE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

adduzione

Movimento che tende ad avvicinare un arto alla linea mediana del corpo; per le dita, il movimento che le avvicina all’asse dell’arto.

Trattasi di una malformazione spesso associata ad un piede cavo-equino-varo.

METATARSALGIA

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Metatarsalgia

La metatarsalgia è uno stato doloroso che colpisce le teste dei metatarsi ed è provocata dalla compressione del nervo plantare digitale o da problemi di sovraccarico in presenza di avampiede rotondo e convesso. Da un punto di vista anatomico, l’avampiede rotondo e problemi ai legamenti dei metatarsi favoriscono le compressioni del nervo plantare digitale. In questi casi possono comparire anche neuromi e artrosi a carico dei metatarsi e delle falangi.

La metatarsalgia provoca bruciori oppure forti dolori intermittenti; la funzionalità e la sensibilità di avampiede e dita è ridotta e, nella fase acuta, risulta impossibile correre.

DITA A GRIFFE (O A MARTELLO)

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Dita a griffe

E’ una deformità delle dita del piede, con interessamento più comune del 2°, 3° e 4° dito (l’alluce è il 1°); tipicamente, il dito assume un aspetto curvo, che ricorda il martelletto del pianoforte, da cui deriva il nome; altre volte assume invece un aspetto ad “artiglio”.

La causa è dovuta ad uno squilibrio dei piccoli muscoli del piede; la deformità può comparire da sola, o far parte di patologie più complesse, come il piede cavo, l’alluce valgo, il piede reumatoide

Il dolore nasce dal conflitto della deformità con la calzatura, per cui si formano sul dorso del dito delle vistose e dolenti callosità, che nei casi più gravi possono ulcerarsi.

NEUROMA DI MORTON

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Neuroma di Morton

Il neuroma di Morton è una sindrome caratterizzata da un acutissimo dolore alla pianta del piede, localizzato alla base del 3° e del 4° dito (il 1° è l’alluce); nelle fasi iniziali, il dolore insorge all’improvviso, durante la deambulazione, e costringe talora a levare la scarpa; successivamente diventa più continuo e si mantiene sempre assai elevato al punto da rendere difficile la deambulazione. Sono anche presenti disturbi sensitivi al 3° e al 4° dito, sotto forma di formicolii e di diminuzione della sensibilità.

E’ dovuto alla cronica irritazione di uno dei nervi della pianta del piede, già predisposto ad ammalarsi perché naturalmente più voluminoso e quindi più vulnerabile. Su questo nervo si forma col tempo un ingrossamento affusolato: il neuroma, che non è quindi un tumore, ma lo stadio finale di una irritazione prolungata.

L’origine della sindrome è uno squilibrio del piede, che spiega la frequente associazione del neuroma con l’alluce valgo, con le metatarsalgie di altra natura e con altre patologie correlate. La diagnosi è soprattutto clinica; ecografia e risonanza magnetica non danno spesso reperti sicuri.

TALLONITE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Tallonite

Con talalgia plantare, o in termine clinico tallodinia, si definisce una patologia infiammatoria e dolorosa al tallone, cioè a quella regione del piede che corrisponde alla parte posteriore e inferiore del calcagno, chiamata anche retropiede.

Le cause della patologia variano a seconda delle zone colpite e cioè: le zone molli (infiammazioni tendinee, fasciti, borsiti, ecc.); le zone ossee (fratture da stress, sperone calcaneare, artrosi a-stragalo- calcaneare, tumori, ecc.). Non è infrequente anche che il dolore sopraggiunga a causa di alterazioni posturali che in qualche modo alterano l’assetto podalico e del carico su questa zona. Ciò può accadere per diversi motivi quali soprappeso od obesità, calzature non idonee, attività sportiva.

Gli sport più a rischio sono la corsa, il calcio, la pallavolo, il basket, la marcia e tutte quelle discipline che comportano notevoli sforzi alla regione calcaneare. Da non sottovalutare anche le scarpe utilizzate per queste attività sportive che devono essere dotate di uno speciale tacco, chiamato shock absorber, in grado di attenuare le vibrazioni e le sollecitazioni da impatto. Le donne che passano da calzature con il tacco alto a scarpe basse possono soffrire di tallonite perché la pressione esercitata sulle strutture ossee e legamentose del tallone aumenta in relazione alla diminuzione di altezza del tacco.

TENDINITE DI ACHILLE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Tendinite

E’ il più grande tendine che collega i due maggiori muscoli del polpaccio (gastrocnemius e soleus) alla porzione posteriore dell’osso calcaneare. Sotto elevato stress il tendine si irrigidisce e è obbligato a lavorar troppo duramente. Tutto ciò causa un’infiammazione che è appunto la tendinite e nel tempo può produrre tessuti cicatriziali che sono nettamente meno flessibili del tendine stesso. Se il tendine d’Achille infiammato continua ad essere stressato esso può arrivare ad una vera e propria rottura.

I sintomi principali della tendinite d’Achille sono: un dolore sordo o tagliente ovunque lungo la porzione posteriore del tendine, in special modo verso il calcagno, una limitata flessibilità della caviglia, calore e rossore nella zona dolente, un nodulo (formato da tessuto cicatriziale) che può essere palpato lungo il tendine e un suono crocchiante (tessuti cicatriziali che strusciano contro il tendine) durante il movimento della caviglia.

Le cause: muscoli del polpaccio tesi ed affaticati, che trasferiscono il peso dalla corsa al tendine d’Achille. Questo può essere causato dallo scarso stretching, il rapido aumentare della distanza, o un lavoro eccessivo di velocità o corsa in salita, tutto ciò stressa il tendine d’Achille più di ogni tipo di altra corsa. Scarpe da corsa non flessibili che in alcuni casi forzano il tendine a torsioni, corridori che pronano eccessivamente (piedi che ruotano interiormente all’impatto col suolo) sono anche essi cause per la tendinite suddetta.

SINDROME DI HAGLUND

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Sindrome di Haglund

È’ una patologia nello sviluppo del calcagno, la cui parte posteriore superiore si presenta sporgente e allargata, ed è spesso accompagnata da un’infiammazione della borsa sottocutanea, dovuta al continuo trauma contusivo del calcagno contro la scarpa. Nelle fasi acute il dolore provocato dall’infiammazione impedisce di indossare scarpe; inizialmente si ha un arrossamento cutaneo, seguito da tumefazione associata alla borsite.

Con una radiografia si verifica la sporgenza abnorme del calcagno, mentre l’ecografia identifica la presenza di un’eventuale borsite. Se l’atleta vuole condurre una vita atletica lunga e positiva, la soluzione migliore resta l’intervento di correzione del profilo calcaneare. Nei casi meno gravi, è possibile convivere con la situazione alternando periodi di stop a periodi di attività, in cui comunque il carico non può essere portato oltre un certo limite.

Sconsigliato l’uso frequente delle infiltrazioni per tamponare la situazione.

SPINA CALCANEARE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE CAVO

 

Spina calcaneare

È’ presente in soggetti sportivi e in soggetti sedentari (generalmente di età superiore a 40 anni, in sovrappeso, portatori di piede cavo). Si riconosce facilmente perché basta una pressopalpazione al centro del tallone per avere un dolore molto vivo, pungente. In genere le radiografie confermano la diagnosi mostrando uno sperone lungo alcuni millimetri che parte dal centro del tallone con la punta orientata in avanti verso le dita.

La spina calcaneare si forma per le trazioni del tendine d’Achille o della fascia plantare sul periostio del calcagno, poiché questi movimenti favoriscono la formazione di nuovo tessuto osseo per la riparazione di microlesioni. Secondo alcuni autori anche problemi nel metabolismo dell’acido urico possono favorire il formarsi della spina.

Non sempre la spina calcaneare provoca problemi; infatti il 20% dei portatori di spina calcaneare convive asintomaticamente con essa. Nel caso dello sportivo tale convivenza asintomatica è più difficile perché la spina fa aumentare le probabilità che si infiammi la fascia plantare che si inserisce sul tallone.

Il riposo sportivo è vivamente consigliato trattandosi di patologia strettamente legata al movimento della struttura interessata; se nei sedentari sono possibili terapie conservative (antinfiammatori, tecarterapia, plantari per ridurre la tensione della fascia e il peso sul punto critico, crioterapia, infiltrazioni cortisoniche locali), nello sportivo e nel runner in particolare non si può che consigliare l’eliminazione meccanica della spina, pena una netta riduzione del carico allenante. Le tecniche vanno dalle onde d’urto alla chirurgia secondo tecniche più o meno invasive.

ARTRITE REUMATOIDE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE REUMATOIDE

 

Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide, storicamente conosciuta come artrite deformante è una infiammazione delle articolazioni che provoca dolori, gonfiori, rigidezza degli arti e difficoltà di movimento. È una malattia progressiva cioè che tende a diven-tare cronica e colpisce le articolazioni caratterizzate dalla presenza della membrana sinoviale. In particolare, vengono colpite in modo simmetrico le articolazioni dei piedi, delle caviglie. Questa malattia può causare danni alle cartilagini, alle ossa, ai tendini e ai legamenti relativi all’articolazione colpita. L’artrite reumatoide può esordire a ogni età ma si manifesta principalmente verso i 25/45 anni, più colpite sono le donne che superano gli uomini in proporzione di 3/4 a 1.

LE CAUSE DELL’ARTRITE REUMATOIDE

Non sono ancora conosciute le cause dell’artrite reumatoide , sebbene il sistema immu-nitario gioca un ruolo determinante nello scatenare questo tipo di infiammazione e i danni che ne conseguono. E’ una malattia multifattoriale. Secondo alcuni studiosi tra le cause dell’artrite reumatoide potrebbero concorrere fattori am-bientali in grado di contribuire a scatenare la patologia: infezioni virali o batteriche ma al giorno d’oggi senza precise conferme. L’artrite reumatoide ha anche una componente ereditaria , in quanto alcune ricerche hanno dimostrato che le persone con un consanguineo affetto da questa malattia hanno una probabilità 4 volte maggiore di contrarla.

LE CAUSE DELL’ARTRITE REUMATOIDE

Non sono ancora conosciute le cause dell’artrite reumatoide , sebbene il sistema immu-nitario gioca un ruolo determinante nello scatenare questo tipo di infiammazione e i danni che ne conseguono. E’ una malattia multifattoriale. Secondo alcuni studiosi tra le cause dell’artrite reumatoide potrebbero concorrere fattori am-bientali in grado di contribuire a scatenare la patologia: infezioni virali o batteriche ma al giorno d’oggi senza precise conferme. L’artrite reumatoide ha anche una componente ereditaria , in quanto alcune ricerche hanno dimostrato che le persone con un consanguineo affetto da questa malattia hanno una probabilità 4 volte maggiore di contrarla.

I SINTOMI DELLA MALATTIA

L’artrite reumatoide è una patologia silenziosa e insidiosa che solo con il passare del tempo manifesta un progressivo ed evidente coinvolgimento delle articolazioni. In altri casi, al contrario, può avere un esordio acuto con interessamento simultaneo di più articolazioni. I suoi sintomi e il suo decorso variano comunque da persona a persona. Il segno più indicativo dell’artrite reumatoide è naturalmente il dolore, accentuato dal movimento e dal carico di tutte le articolazioni infiammate, che appaiono calde, gonfie,rosse e, soprattutto, difficili da muovere. Tipico è il coinvolgimento simmetrico delle piccole articolazioni dei piedi, dei polsi e delle caviglie. Anche se queste manifestazioni possono verificarsi a carico di qualsiasi altra articolazione. Solitamente il paziente riscontra, alla mattina appena alzato o dopo un lungo periodo di inattività, una certa rigidità degli arti che può durare anche per una mezz’ora. Possono anche essere presenti segni di malessere, febbricola, oltre a perdita di appetito e forme di anemia. Inoltre,sono tipici i noduli reumatoidi sottocutanei, non dolenti, sopra l’area dell’osso sottoposto a pressione. Come esito finale della patologia, sono tipiche le deviazioni delle dita a causa di una lussazione dei tendini estensori.

GOTTA

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE REUMATOIDE

 

Gotta

La gotta è una malattia caratterizzata da episodi ricorrenti di artrite acuta, dovuta al deposito di cristalli di urato dentro ed intorno alle articolazioni e ai tendini. Gli urati sono sostanze prodotte nei processi di trasformazione degli alimenti a base di carne. La gotta è associata infatti ad elevate concentrazioni di acido urico nel sangue. La scarsa solubilità dell’acido urico e dei suoi sali determina la formazione di cristalli di urato, responsabili dei disturbi più caratteristici della gotta. L’iperuricemia oltre che essere dovuta ad una eccessiva produzione di acido urico può anche essere conseguente ad una insufficiente escrezione con l’urina di questa sostanza, o ad entrambi i meccanismi. Elevati livelli di acido urico non comportano necessariamente la gotta, che è dovuta ad un errore metabolico congenito, ereditario.

Esiste anche una gotta secondaria, che è una forma acquisita, e che può essere dovuta all’assunzione di farmaci, ad esempio certi diuretici. L’attacco di gotta è dovuto ad una reazione infiammatoria ai depositi di urato; l’accrescimento continuo dei cristalli produce i classici tofi gottosi, responsabili dell’erosione articolare e della inabilità permanente. Nel tratto urinario, a causa dell’acidità delle urine, l’acido urico può precipitare formando calcoli.

L’attacco acuto di gotta è una delle forme reumatiche e artritiche più dolorose. Spesso si presenta all’improvviso, nelle ore notturne e l’articolazione più colpita è quella dell’ alluce. Altre sedi comuni sono l’arco plantare, la caviglia, il ginocchio, il polso ed il gomito. L’attacco può essere scatenato da microtraumi (per esempio scarpe strette), da un eccesso di cibo o alcool, da un intervento chirurgico, dallo stress o da alcuni medicinali. Durante l’attacco il dolore diventa progressivamente più forte, la cute si presenta tesa, calda, arrossata. A volte si possono anche avere febbre, tachicardia, brividi.

ARTROSI

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE REUMATOIDE

 

Artrosi

L’artrosi, la più diffusa tra le malattie reumatiche che colpiscono i piedi, è un processo degenerativo della cartilagine che inizialmente colpisce le articolazioni e successivamente va modificando la struttura delle ossa.

L’artrosi s’instaura quando, per motivi diversi, la cartilagine articolare non è più in grado di resistere alle continue sollecitazioni cui è sottoposta durante i movimenti articolari. L’insufficienza della cartilagine può essere dovuta: all’età; a fattori ereditari predisponenti; all’eccesso di peso che determina un sovraccarico dell’articolazione; a fattori ambientali (clima, condizioni di lavoro ecc.). La cartilagine progressivamente cede: si assottiglia, si frantuma.

Quando la malattia è avanzata, si associano anche alterazioni ossee (addensamenti ossei, formazione di cavità o geodi, neoformazioni di protuberanze ossee a forma di becco o di rostro ai margini dell’articolazione), della sinovia che s’inspessisce, della capsula che s’irrigidisce. L’insieme di questi fenomeni conduce, con il tempo, a una deformazione dei capi articolari (artrosi deformante). Le articolazioni più frequentemente colpite sono l’anca, il ginocchio, la colonna vertebrale (artrosi cervicale, artrosi lombare).

La diagnosi si basa sull’esame dei sintomi e sull’esame radiografico che mette chiaramente in evidenza le alterazioni dell’articolazione.

IL PIEDE DIABETICO O NEUROPATICO
Sono cointeressati a questo problema tutti i diabetici, che vengano trattati sia con insulina sia con gli ipoglicemizzanti orali, perché la minaccia delle complicanze a carico delle gambe e dei piedi è sempre in agguato. È però dimostrato che un’adeguata prevenzione permette talvolta di procra-stinare, ma ancor più spesso di evitare, eventuali lesioni.

Il cosiddetto “piede diabetico” appresenta la complicanza cronica del diabete e cioè la vasculopatia periferica e la neuropatia. La prima è caratterizzata da alcuni aspetti tipici del piede vasculopatico, ovvero si presenta freddo, privo di polsi con alterazioni trofiche della cute fino a raggiungere stadi più avanzati come la necrosi o la gangrena. Il paziente vasculopatico lamenta dolori ai polpacci (claudicatio intermittens), la pelle appare assottigliata e priva di peli. Le lesioni vascolari sono prevalentemente periferiche mul-tiple e bilaterali con un maggior coinvolgimento dell’arteria poplitea, pedidia e tibiale. Ciò comporta spesso fissurazioni sui talloni, macchie necrotiche fino a quadri parziali o totali di ischemia dell’arto inferiore.

Il piede neuropatico, all’opposto appare caldo con polsi palpabili, secco e la cute spesso è screpolata. Uno dei fat-tori scatenanti la formazione di ulcere neuropatiche, è la perdità parziale o totale della sensibilità, che, spesso legata ad una progressiva atrofia dei muscoli, porta un’ improvviso peggioramento del quadro generale del piede. La neuropatia può essere sensitiva e cioè la perdita di sensibilità al dolore, oppure motoria e cioè con alterazioni dell’arco riflesso limitata alla denervazione muscolare fino all’atrofia dei muscoli intrinseci del piede.

Questa alterazione porta ad una diversa distribuzione del peso corporeo sulla superficie plantare durante la deambulazione. La complicanza di tali alterazioni è rappresentata dal fatto che sviluppano nuovi punti di pressione origine dapprima di aree di ipercheratosi con formazione di calli e successivamente nelle fasi più avanzate a vere e proprie lesioni ulcerose.

MALATTIA DI CHARCOT-MARIE-TOOTH

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE DIABETICO

 

Malattia di Charcot-Marie-Tooth

La Malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT) fu descritta per la prima volta dai neurologi francesi J.M. Charcot e P. Marie e dal neurologo inglese H. Tooth. Esistono nume-rose forme di questa malattia, tanto che si parla più gene-ricamente di Neuropatie Ereditarie Sensitivo-motorie per includerle tutte. Nel loro insieme queste malattie ereditarie colpiscono circa 1 persona su 2.500, e risultano le malattie ereditarie più frequenti del sistema nervoso periferico (cioè dei nervi).

COME SI MANIFESTA.

Alcune caratteristiche comuni a tutte le forme di CMT sono: l’origine ereditaria, anche se con modalità di trasmissione differenti a seconda della forma di neuropatia. Debolezza e scarso sviluppo dei muscoli delle estremità, in particolar modo della gambe e dei piedi. Le gambe sono fini, con un aspetto tipico a “gamba di cicogna”, il piede è arcuato (piede cavo), a causa dello scarso sviluppo della muscolatura del piede. La deambulazione è goffa e instabile. Diminuzione della sensibilità nelle estremità (con una distribuzione “a calza” o a “guanto”). Le alterazioni sensitive sono quasi sempre presenti, ma non sono in genere gravi.

La CMT è una malattia molto eterogenea da un punto di vista clinico. Nonostante l’enorme variabilità clinica, si possono distinguere forme cosiddette demielinizzanti caratterizzate da un danno alla mielina, il rivestimento isolante dei nervi e forme assonali, in cui il danno primario è a carico delle terminazioni nervose e non nel loro rivestimento. La malattia si manifesta in genere prima dei vent’anni, anche se sono descritti casi più tardivi. In questi casi la malattia ha un decorso relativamente benigno e, dopo una fase iniziale piuttosto rapida, la progressione si arresta e la malattia e i sintomi si stabilizzano. Le malattia in genere non arriva a impedire la deambulazione, e non colpisce in alcun modo le funzioni intellettive, cognitive e psichiche. Tuttavia esistono forme rare più severe, in genere a trasmissione ereditaria autosomica recessiva (cioè da genitori portatori sani a figli affetti). Queste ultime sono caratterizzate da un’età d’esordio molto precoce, intorno ai due anni di vita, ed hanno un decorso rapido, progressivo e invalidante.

ULCERA PLANTARE

PATOLOGIE CORRELATE AL PIEDE DIABETICO

 

Ulcera

Il peso del corpo, in condizioni normali, si distribuisce uniformemente sulle ossa della pianta del piede: i metatarsi. Se invece grava troppo su un osso e troppo poco su altri, si sviluppa una patologia assai dolorosa e invalidante: la metatarsalgia (vedi). Quando essa arriva a gradi estremi, il sovraccarico di un metatarso può arrivare fino a ulcerare la pianta del piede. Raramente questo si verifica in persone che hanno una sensibilità normale al dolore, perché esso è talmente intenso da spingerli dal chirurgo del piede prima che l’ulcera si formi.

I pazienti diabetici, affetti da neuropatia diabetica, o coloro che soffrono di altre neuropatie, hanno invece una dimi-nuita sensibilità al dolore e per questo vanno facilmente incontro a ulcere plantari in presenza di metatarsalgia da sovraccarico. L’ulcera guarisce facilmente se si elimina il carico sul piede malato per alcune settimane, ma si riforma inevitabilmente alla ripresa della deambulazione se non si elimina la causa.

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